Piermatteo d’Amelia

Piermatteo di Manfredo, nato ad Amelia intorno al 1448 e morto dopo il 1506, era rimasto confinato nella vasta schiera dei pittori senza opere. La geniale intuizione di Federico Zeri (1953), venne confermata nel 1985 dal felice ritrovamento del contratto di commissione della pala dei francescani, dipinta per la chiesa di San Francesco e oggi conservata nel Centro Arti Opificio Siri di Terni. Il progetto espositivo, curato da Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini, si configura come tappa ulteriore di un pluriennale piano di valorizzazione dell’Arte Umbra avviato nel 2004 con la mostra su Perugino e proseguito nel 2008 con la Mostra su Pinturicchio; a questi artisti sono state dedicate due grandi rassegne monografiche, entrambe allestite nelle sale monumentali della Galleria Nazionale dell’Umbria. Formatosi tra il 1467 e il 1469 accanto a Filippo Lippi in quegli anni attivo nel Duomo di Spoleto, Piermatteo dopo la morte di fra Filippo (1469), seguì a Firenze fra Diamante, il principale collaboratore del pittore Carmelitano. Nella città toscana entrò in contatto con l’operosa bottega del Verrocchio. Subito dopo si pose a fianco del Perugino con il quale lavorò nella Cappella Sistina (1480-1481), progettando la decorazione della volta e partecipando, assieme al Pinturicchio, all’esecuzione di alcune parti figurate come il viaggio di Mosè e la Circoncisione. Da questo momento la presenza di Piermatteo a Roma assunse il carattere di continuità. Non mancarono, tuttavia, viaggi in Umbria per soddisfare committenti autorevoli come l’Opera del Duomo Di Orvieto (1480-1481), gli agostiniani, sempre di Orvieto (1482), e i francescani di Terni (1483). È in questa fase che il pittore amerino si avvicinò all’arte di Antoniazzo Romano, lo si vede, per esempio, nel polittico di Orvieto, oggi diviso tra Berlino, Altenburg e Philadelphia, dove “l’impianto apertamente monumentale con cui sono costruiti i sei personaggi sacri principali contro l’oro, sono una rielaborazione, sia pure intelligente ma quanto mai palmare, dello stile che Antoniazzo aveva inaugurato sin dal 1480 circa” (Zeri).  Con l’elevazione di Alessandro VI al soglio pontificio, Piermatteo (1493), oltre a ottenere titoli e privilegi,  venne coinvolto nella decorazione, purtroppo perduta, di alcune Stanze dell’Appartamento Borgia.

Da Le grandi mostre Umbria

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